Gulf Colours of Passion.

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Dalle origini ad oggi.
Fondata nel 1901 al momento della scoperta del petrolio a Spindletop (Texas), Gulf si contraddistinse fin da subito applicando il suo disco arancione sui propri prodotti e le proprie pompe di benzina, diventando ben presto un icona del settore in grado di godere di forte riconoscimento in tutto il mondo.

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Negli anni tra le due guerre l’azienda godette di una forte espansione, diventando in poco tempo una compagnia petrolifera leader, completa in tutte le operazioni: dall’esplorazione, alla produzione, passando per trasporto, raffinazione e commercializzazione. Tuttavia Gulf era presente in altri settori, tra cui derivati petrolchimici e produzione di componenti automobilistici.

Gulf, entrando a far parte del “Consorzio per l’Iran” e quindi una delle Sette Sorelle, godette nel corso degli anni di una forte crescita, diventando nel 1979 la 9 società più grandi negli USA, sino quando nel 1984 fu acquistata dalla Chevron, che rilevò tutte le attività Gulf Oil negli Stati Uniti. Nel resto del mondo, Gulf fa parte del gruppo d’affari Hinduja, una famiglia indiana che ha acquisito i diritti del marchio della Chevron.

Al giorno d’oggi Gulf è difficilmente paragonabile a quella del passato sia per importanza sia per dimensioni, oggi infatti si limita alla produzione di lubrificanti per motori.

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Il colore.
I colori furono scelti dal vice presidente esecutivo Gulf di quei tempi, Grady Davis, quando divennero sponsor del team John Wyer Automotive, l’azzurro e l’arancione erano i colori della compagnia petrolifera Californiana, Wilshire Oil Company acquistata nel 1960.

Si dice che Davis volesse utilizzare i colori societari della Gulf, ma trovasse l’azzurro molto più emozionante. Non aveva torto, infatti c’è una spiegazione scientifica del perchè, l’arancione e il blu sono complementari sulla ruota dei colori, mentre l’azzurro è piu chiaro rispetto l’arancione.

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Che Gulf volesse o no, ottenne dei colori vibranti in grado di trasmettere velocità, questo fenomeno è conosciuto come “Equiluminant Colors”, i nostri occhi fanno fatica a ad assegnare le posizioni dei 2 colori, questo effetto ottico ci fa vedere i colori vibrare e galleggiare, per questo motivo è difficile distinguere i bordi dove i colori si incontrano.

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Successivamente Gulf modifico la livrea aggiungendo un contorno blu alla parte arancione, questo portò a una lieve diminuzione dell’effetto prima descritto, dando però un maggior contrasto tra colori lasciando comunque dei colori pop-style.

I colori del Gulf Racing Team sono conosciuti come: 3707 Zenith Blue e 3957 Tangerine, entrambi creati da Llewellyn Rylands come pigmenti per verniciare le carrozzerie in fibra di vetro delle auto.

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Perchè questo enorme successo? A mio modo di vedere ci sono diversi fattori che hanno consacrato la livrea Gulf nel motorsport, prima di tutto la combinazione dei colori, qualcosa di mai visto sino allora, la forma sinuosa della livrea riesce a dare un senso di velocità anche già a macchina ferma, inoltre è rimasta fedele in tutte le vetture dagli anni 60 sino ad oggi, infatti lo schema cromatico non è mai cambiato. Non importa su che auto vedi questa livrea, può essere una barchetta da LMP1, una Gallardo o una 500, te semplicemente lo vedi e pensi “Gulf”. L’ultimo motivo? Bhe le imprese riuscite dai mezzi del Team Gulf…

Il Mito.
Nel marzo del 1963 l’americana Ford Motor Company decide, a scopo pubblicitario e commerciale, di intraprendere la strada delle corse con l’ambizioso obiettivo di correre e vincere la mitica 24 Ore di Le Mans.

Lo sforzo economico necessario a costruire da zero una vettura competitiva in una gara così combattuta era notevole anche per un colosso come la Ford, viene quindi sondata la possibilità di acquisire la Ferrari, che in quel periodo regnava indiscussa a Le Mans avendo costruito una striscia di vittorie consecutive dal 1960. Voci insistenti vogliono inoltre vedevano un Enzo Ferrari deciso a vendere la casa automobilistica da lui fondata, l’epilogo pare scontato e dell’affare se ne occupa anche Lee Iacocca al tempo vice presidente della Ford Motor Company; i negoziati però si interrompono bruscamente per decisione di Ferrari, probabilmente infastidito dalle inevitabili lungaggini proprie di un colosso come Ford. A Iacocca e alla Ford non restò altro da fare che costruire da zero un team e una vettura capaci di vincere a Le Mans.

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Per questo scopo viene creata una piccola sussidiaria in Gran Bretagna, la Ford Advanced Vehicles, con sede a Slough. Si comincia a trattare con la Cooper, la Lola e la Lotus per il progetto della nuova macchina, venne scelto come partner la Lola che aveva corso già nel 63 facendo bella figura con la sua Mk6 motorizzata Ford, Eric Broadley, proprietario nonché progettista della Lola, viene quindi assunto per il team di sviluppo della GT40, affiancato anche da John Wyer.

Il primo aprile 1964 viene presentato alla stampa il primo prototipo della Ford GT40 dove GT stà per Gran Turismo e 40 la distanza in pollici dal suolo al parabrezza (poco più di un metro), i primi shakedown in pista e le prime gare che si ritrova ad affrontare si rivelano essere un bagno di sangue, le vetture peccano di carico aerodinamico e risultano inguidabili alle alte velocità finiendo contro le barriere. Nonostrante i pessimi test, Ford porta alla Le Mans del 1964 tre vetture: nessuna di esse riesce ad arrivare al traguardo, conquistano però il giro veloce in gara con Phil Hill dimostrado elevatissime doti velocistiche, la Ferrari, pur ottenendo le prime tre posizioni non può che guardare con preoccupazione alla GT40.

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Nel febbraio 1965 iniziano ad essere premiati gli sforzi di progettisti e tecnici: la GT40, rivista in molti particolari dopo Le Mans, si aggiudica la 2000km di Daytona con i piloti Ken Miles e Lloyd Ruby. La cilindrata del motore è intanto cresciuta a 4736cc ed è ora capace di erogare 380CV, il cambio Colotti è stato sostituito con uno ZF a cinque rapporti, il peso finale però supera i 900kg. L’anno successivo alla 24 Ore di Le Mans, la Ford convinta del suo potenziale schiera ben 6 vetture, ma la vittoria anche questa volta va alla Ferrari che si aggiudica la corsa con una 250LM.

Il 1966 è l’anno della definitiva consacrazione della GT40 nell’olimpo delle macchine da corsa; il motore 4,7 litri V8 viene sostituito con un 7litri V8 di derivazione NASCAR capace di ben 500CV a 6400giri/min, il modello Mark II è pronto! La stagione inizia con una tripletta alla prima gara, la 24 Ore di Daytona. Le aspettative per la 24 Ore di Le Mans sono quindi alle stelle e non vengono disattese: tripletta Ford e arrivo in parata di tre GT40, la vittoria va all’equipaggio neozelandese formato da Bruce McLaren e Chris Amon.

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La soddisfazione per i risultati ottenuti e il cambio dei regolamenti delle classi Sport e Prototipi, le cui cilindrate massime sono fissate rispettivamente in 5 e 3 litri, inducono la Ford a ritirarsi dalla competizione. L’anno successivo però il Team Gulf di John Wyer schiera a Le Mans un’evoluzione della GT40 MK I, l’intera struttura è alleggerita e il motore è un 4,9 litri capace di 418CV di potenza a 6500rpm, Bianchi e Rodriguez si aggiudicano la competizione incontrando solo la debole resistenza delle Porsche 908 in chiaro debito di potenza rispetto alla Ford.

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La 24 Ore di Le Mans del 1969 vede ancora le Ford GT40 del Team Gulf alla griglia di partenza, la Porsche affianca alle sue 908, le velocissime 917 di nuova concezione, il progetto ormai datato della GT40 sembra destinato a farsi da parte; fin dalle prime tornate infatti le Porsche impongono un ritmo forsennato alla gara, infliggendo distacchi importanti a tutte le altre concorrenti, Ford comprese.

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Dopo quasi 22 ore però entrambe le Porsche che guidano la gara (una 917 e una 908) si ritirano dalla competizione nell’arco di pochi giri per la rottura del cambio, balza quindi inaspettatamente al comandola GT40 dell’equipaggio Ickx-Oliver, tallonata a breve distanza dalla 908 dell’equipaggio Hermann-Larousse, la gara si trasforma quindi in un’epica battaglia tra queste due vetture fatta di sorpassi e controsorpassi: l’arrivo della 24 Ore di Le Mans del 1969 è qualcosa di storico, dopo quasi 5000km di gara e ad una media di 208 kmh, la Ford GT40 riesce a precedere di soli 70 metri la Porsche 908, ottenendo la quarta vittoria consecutiva a Le Mans ed eguagliando quindi il record dell’Alfa 8C 2300, vincitrice dal 1931 al 1934.

Alla fine della stagione agonistica del 69, la Ford centrato il suo obiettivo si ritira dalle corse di durata nel vecchio continente, il progetto la GT40 concepito sette anni prima ha ormai fatto il suo tempo e non è più competitivo.

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Nel 1970 il Team Gulf diventa il team ‘‘Ufficiale” Porsche, i tedeschi non forniranno pieno supporto solamente a Wyer, ma anche al team “Porsche-Salzburg” e a quello “Martini”. Si creano così dei forti contrasti interni, tuttavia la strategia Porsche ripaga, le sue 917 vincono sia nel 70 che l’anno successivo.

Il Team Gulf già conosciuto per le sue vittorie, diviene noto anche fuori dal motorsport grazie al divo Hollywoodiano, Steve McQueen. Nel ‘71 recita nel film Le 24 Ore di Le Mans, dove l’attore americano (pilota di una 917K) nonostante un terribile incidente che distrugge la sua vettura, riesce a portare alla vittoria il suo compagno di squadra alla guida di una vettura gemella. Antagonista principale della Porsche era la temibile Ferrari 512 S costruita dalla scuderia di Maranello per competere con la casa tedesca.

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John Wyer aveva progettato il suo ritiro dalle competizioni alla fine del 1974, ma non poté resistere all’opportunità di vincere nuovamente a Le Mans, poiché per rispettare le nuove limitazioni sul consumo di carburante imposte dall’ACO (20 giri tra un rifornimento e l’altro), il motore Cosworth DFV di derivazione Formula 1 che utilizzava la Gulf GR8, poteva essere affidabile per tutta la gara, dovendo funzionare ad un regime più basso per conformarvisi. Decise così di non ritirarsi quell’anno e di concentrare tutti gli sforzi della scuderia Gulf nella stagione 1975 composta dalla sola sfida francese. Due nuove Gulf GR8 vennero progettate e costruite specificamente per la maratona. Derek Bell e Jacky Ickx vinsero a mani basse, l’altra GR8 salì sul gradino più basso del podio, a fine garà si venne a sapere che le 2 auto avevano avuto dei grossi problemi durante gran parte della maratona ma grazie alla bravura di Ickx e Wyer, appena vennero notati dagli avversari che incalzavano.

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Negli anni ‘90 Gulf torna alla ribalta sponsorizzando un altra leggenda delle piste, la McLaren F1 motorizzata BMW Motorsport. Le F1 GTR e le successive F1 GTR Long Tail, ottengono ottimi piazzamenti nelle gare del BPR e del FIA GT, sfiorando persino la vittoria a Le Mans nel 1997. L’ultima F1 prodotta, la #28R del Team Gulf Davidoff è in vendita a 3.000.000€.

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Nel 2008 Gulf ritorna nell’olimpo delle corse sponsorizando l’Aston Martin Racing a 40 anni dalla sua prima vittoria alla maratona francese. Le DBR1-2 si dimostrano delle ottime vetture, ma purtroppo a causa dei regolamenti attuali che favoriscono i motori diesel, sono state fortemente penalizzate, riuscendo ad ottenere solamente successi di minor rilievo.

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Libri Correlati.
Personalmente ritengo i libri il modo migliore per imparare, internet è piu veloce ed immediato, ma i libri sono i libri, i contenuti che leggi non si trovano da nessun altra parte, per questo motivo alla fine degli articoli vi segnalerò dei libri degni di nota che possano farvi approfondire l’argomento trattato.

Riguardo l’argomento scienza dei colori, contrasti cromatici, luce, etc, vi consiglio il libro “Vision and Art: The Biology of Seeing”.

Un altra publicazione molto interessante che possiedo è “Go Faster Graphic Design of Racing Cars”, analizza l’evoluzione e i colori delle livree da corsa nel corso degli anni, molto meglio di quanto possa fare io nelle poche righe a disposizione.

Per finire se il post vi è piaciuto e voreste saperne di più, il completissimo libro “Blue & Orange - The History of Gulf in Motorsport”, pieno di foto storiche molto belle, pur avendo un costo abbastanza elevanto, può far a caso vostro.


gulfo

29.10.11
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